Mike Looney (Ciccio) aka Stregatto.

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Io e Mikey ci siamo incontrati in una fredda serata d’autunno davanti a una bottiglia di whiskey in un bar a San Lorenzo. Se ne stava lì da solo, con il bavero del cappotto tirato su fino agli occhi, e finché non ha alzato il bicchiere alla bocca rivelando il suo sorriso inconfondibile non l’avevo mica riconosciuto. “Vaffanculo. Non è un sorriso, è una paresi. Avevo sedici anni quando mi è successo”, sono state le sue prime parole. Un tipetto difficile, il Mikey, per questo siamo andati subito d’accordo.

– Scusi, non volevo…
– Scusi un cazzo. Pagami da bere, va’, almeno ti rendi utile.
– Non mi piace rendermi utile.
– Non ti preoccupare, tanto non lo sei.

Dopo due bicchieri e insulti vari riusciamo ad avere uno straccio di conversazione.

– La mia vita è stata sempre un inferno. Non è facile quando sei a strisce fucsia, ti prendono tutti per gay. Comunque chiamami Ciccio, mi chiamano tutti così. Tutti chi, non si sa.

Insomma, un’infanzia infelice.

– Ho cominciato a lavorare nelle feste per bambini per alzare qualche soldo. Poi è arrivato quel malato di Walt. Quello c’aveva seri problemi, non stava bene, te lo dico io. Mi dice che le strisce fucsia e la mia paresi erano proprio quello che cercava e mi dà una parte rilevante in uno dei suoi film assurdi pieni di animali e piante che cantano e ballano. Animali e piante che cantano e ballano! Ma ti rendi conto? Roba da depravati. Tra poco anche i pupazzi si metteranno a parlare e a bere whiskey al bar. Comunque con quella zozzeria mi sono sistemato, campo coi diritti d’immagine.

Gli ho chiesto che cosa lo facesse soffrire, ed è stato allora che mi ha rivelato l’abisso ululante del suo dolore.

– Soffro di mancanza di vendetta. Anche Batman non mi si fila. Io volevo fare il cantante blues, in realtà sono sensibile, ma nessuno vuole un cantante blues col sorriso tatuato in faccia e che sembra uscito da Priscilla. Tingermi il pelo non è servito a niente. Sono stati tutti cattivi con me.

Da quel giorno ci incontriamo spesso allo stesso bar e beviamo spesso insieme per dimenticare, dimenticare che poi, non si sa, ma spesso ci dimentichiamo che ci siamo incontrati e così ricominciamo tutto daccapo: “Vaffanculo. Non è un sorriso, è una paresi…”

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