Gabbiano: mare e merda

volo

Photo by Luigi Storto (c)

Capita che a volte aspetti un’ora fuori dall’Esc prima di iniziare le prove, a bere birra alle tre del pomeriggio, sotto il sole, perché qualcuno non ha bussato abbastanza forte e qualcun altro si è scordato il cellulare in macchina.

Capita che a volte sublime e patetico si incontrino nei nostri sforzi e che da questo incontro riconosciamo dove siamo e a che punto siamo, senza troppe pretese. Il lavoro che facciamo è destinato a tirare fuori tonnellate di merda che spaliamo con diligenza e spesso anche noia. Tra quella merda a volte c’è qualcosa che ci piace e che profuma di mare, allora lo teniamo.

Capita che per la prima volta dopo due mesi alzi gli occhi al cielo e senti che tutti avete dato tanto e che siete andati tutti nello stesso luogo e vi siete raccontati che cosa avete visto e che cosa avete provato. E, mentre alzi gli occhi, vola un gabbiano. Ma tu sei a Roma, a San Lorenzo. Non sulla spiaggia.

Capita che a volte quelle fessure del pavimento che avresti dovuto sistemare due anni fa non le sistemerai mai più perché ti trasferirai. Capita che alcune cose diventino inutili. Ma soltanto se lasci passare troppo tempo.

Dave Van Ronk “Green, Green Rocky Road” (1963)

See that crow up in the sky, he don’t walk no he just fly
He don’t walk and he don’t run, keeps on flappin to the sun

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